I libri, le mostre, le poesie sulla Ponale

 

Libri

A cura di Donato e Graziano Riccadonna “A picco sul lago. Ponal! Uno spettacolo in roccia”, 2002
Quaderno numero 3 dell'Associazione Riccardo Pinter di Riva del Garda

 

 

 

 

 

Donato Riccadonna e Mauro Zattera
"Sentieri di confine. L'Alto Garda e Ledro nella Prima Guerra Mondiale, Personaggi da conoscere e percorsi da rivivere", 2008
Quaderno numero 7 dell'Associazione Riccardo Pinter di Riva del Garda

 

 

 

 

 

Mostre

Mostra del Museo Civico di Riva del Garda “A picco sul lago 1851 – 2001 a 150 anni dalla costruzione della strada del Ponale e dalla morte del suo ideatore Giacomo Cis”
30 pannelli con testo e foto

Poesie

Le cascate del Ponale nelle stampe dell’800 e nella letteratura

La guida dell’800 forse più importante di quel periodo è quella del Passavalli, che descrive la Cascata del Ponale come "la più grandiosa cascata d'acque, tra le molte che si veggono sulla riviera occidentale del Garda". Nella medesima guida vengono riportati dei versi del Betteloni e di Giovanni Prati, dedicati alla cascata. Andrea Maffei dedicò al Ponale una sua lirica; il poeta Rainer Maria Rilke nel 1897 da Arco scrisse una lettera sulla cascata del Ponale e su una vicenda-simbolo che lì vi successe . Il Ponale è anche menzionato, per la verità di sfuggita, anche da Vasco Pratolini.

ode di Cesare Betteloni
Odi mugghiar Ponale: eccol di balza
in balza furiando, la tonante
precipitar sua pine, che rimbalza
sui petron candidissima, spumante:
polve, nebbia, fragor dai greppi s'alza
al rovinar delle grosse onde infrante,
che di cento color brillano al sole
quando pinger del ciel l'arco si vuole.

Ada Negri
Da che eccelse scaturigini tu nasci,
O cascata impetuosa?…
Rimbalzando sulla china perigliosa,
Tu scrosciando volgi al mar;
Spumi, brilli, ridi, spruzzi e niun t’arresta
Ne la corsa secolar.

“Riva e il Garda” poesia di Giovanni Prati (su I. Puecher Passavalli : "Viaggio da Desenzano a Trento con quattordici vedute e due poesie di Giovanni Prati" Milano 1844, ristampa anastatica de "Il Sommolago" 1991)
…Addio, del ripido
Ponal torrenti,
Gole nembose,
Frane imminenti! -
Come una Najade Cinta di rose,
Sul vostro calle
S'apre un'amabile
Romita valle,
Ma rado albergavi
Lo sguardo e l'anima
Del passegier ...

“Benaco” di Andrea Maffei (Andrea Maffei "Liriche" Successori Le Monnier Firenze 1901)
Ponal! da queste rocce, a cui la mente
Coraggiosa dell'uomo aperse un calle,
Guardo atterrito la profonda valle,
Ove strepita e bolle il tuo torrente.
Qual'orribile siepe a quel furente
Fan le boscaglie ferrugine e gialle,
E l'irte de' macigni orrende spalle
Dal vortice sbattute eternamente!
Ma la rabbia che spuma e fragorosa
Boschi e rupi scoscende, entro le quete
Acque dell'ampio Garda alfin riposa.
Oh cosi' potess'io dalle segrete
Procelle del pensiero, in qualche ascosa
Solitaria dimora aver quiete!


Diario di Villarosa (Vasco Pratolini "Diario sentimentale" prima edizione Vallecchi 1956, Mondadori 1976)
Ieri, pomeriggio di libertà, andammo sul lago. F., Br., All. ed io. E' buona la birra, anche di questa stagione, e il lago era calmo e bello, appena increspato dalla brezza, col sole a perpendicolo del Ponale: così lo dové vedere Catullo dal suo promontorio, e Goethe nelle poche ore che sostò nell'alberguccio di Torbole o Malcesine; così forse lo vede dall'opposto orizzonte Dannunzio, decrepito e grande, murato come la sua nave, attraverso il suo umiliante monocolo ojettiano...
gennaio 1936

“Ponale” sonetto di Gio Batta Poli (Angelo Foletto "La Valle di Ledro" Riva 1901 ristampa anastatica 1987)
Qui sul profondo abisso il cor pauroso
trema al rumor, che orrendo e cupo intende
si scuote il monte, come serpe iroso
urla Ponale e dalle rocce scende
Dall'angusto burrone tenebroso
invano al gorgo il varco si contende,
che flagellato il ciel caliginoso,
umida e fitta nebbia intorno stende.
Cresce il terror di questa oscura balza
fra le macerie e i ruderi sgomenta
l'acqua che infuria, e spumeggiando incalza.
Ma stanco il fatal corso alfin rallenta,
e fra i color dell'iride trabalza
nell'onda glauca, e si riposa spenta.

Lettera a Mathilde Nora Goudstikker di Rainer Maria Rilke (Elena Filosi : "Rilke e le sue primavere di Arco" U.C.T. Trento 1991)
Arco, 23 marzo 1987 (mattino)
Questa cascata del Ponale, Lei dovrebbe vederla mia cara, onorata signorina. Il suo impeto si è aperto un passaggio attraverso fitto materiale detritico e con giubilo di una forza vittoriosa precipita nella pace blu del Lago di Garda. Essa proviene dal Lago di Ledro, posto più sopra ed è come se portasse i saluti affettuosi di un compagno solitario.
Nelle immediate vicinanze della cascata del Ponale, alla quale conduce con ampie curve l'omonima strada vicino al bordo del lago di Garda, due anni fa si è verificata un'imponente frana, le cui conseguenze sono ancora chiaramente visibili. Lì a metà del pendio c'è una queta casupola; vi regna la pace ed il piccolo giardino è come un baluardo contro il mondo e l'errore. E in un mattino di primavera va la giovane donna con il bimbo in braccio a lato del pendio a cercare pastura per le capre, mentre il marito giù nella cantina della piccola abitazione si occupa del buon vino santo. E mentre cerca, la donna percepisce il fragore rimbombante e non lontano da lei si ferma la discesa, come un popolo di giganti desiderosi di vendetta. E proprio sopra la casetta. E quando lei tremante si abbassa verso la polvere ed il subbuglio, barcolla verso il caro luogo, sente una vertigine: la china è piatta; i rudi compagni hanno voluto come bottino casetta e giardino. La gente la trovò priva di sensi. E quando la donna si riprese e calmò il suo piccolo impaurito, ecco che, anche il padre, che si era salvato nella cantina di pietra, si chinò su entrambi. Ora Lei pensi: i tre che ridono felici sulle macerie. Il tremore del brusco spavento è nelle loro membra come una sommessa guarigione dopo una grave malattia, giubilo e ringraziamento rendono i loro occhi luminosi ed essi si amano come bimbi. Io voglio credere volentieri, che a loro capitò un blocco di mani. Per me è come una leggenda. E diventa un simbolo. Simbolo di una pace benedetta e immune da ogni dolore, simbolo dei miracoli e dei segni che vanno attraverso il tempio e che sono testimoni eterni di quella fede infinita, per cui nessun romano è morto, e che realizza la sua beatitudine già nel "qui" (hier), perché questo "qui" sbocca nell'Eterno. Amen...